martedì 20 gennaio 2015

Prof. Nami Renato

Da Febbraio, presso il nostro studio medico, visiterà il Prof. Renato Nami, cardiologo dell'Università degli studi di Siena. 

Effettuerà anche elettrocardiogrammi, ecocuore ed ecocolor doppler dei vasi epiaortici.

E' possibile prenotare una vista al 366 3384000.

sabato 28 giugno 2014

LA DIETA MEDITERRANEA BATTE TUTTE LE DIETE: UN MODELLO DI VITA PRIMA CHE DI LINEA

Ma diciamocelo apertamente che non ne possiamo più di sentire parlare di diete. Dopo duemila anni di diete a partire già da  Ippocrate che pensava al cibo come una sorta di medicina, siamo arrivati alle iperproteiche che demonizzano i carboidrati. Ero poco più che dodicenne quando le mie cugine più grandi consultavano come fosse un oracolo il libro del dottor Herman Tarnower, medico statunitense, che costruì il regime dietetico Scarsdale. Poi arrivarono la dieta del dottor Atkins, la Zona del dottor Sears, fino a quella più recente del dottor Dukan e in mezzo a loro, tanti altri nomi meno famosi, cioè quelle del “senza il marchio registrato”. Tutte diete iperproteiche, più o meno simili tra loro, alcune delle quali puntano sulla libertà di abbuffarsi di un solo tipo di alimento, ma che tutte non trasmettono alcuna coscienza alimentare e che sono lontanissime dalla nostra alimentazione tradizionale mediterranea. In più ci si mette la globalizzazione che si riferisce ad un nuovo modo di vivere l’economia alimentare e che diffonde un modello standardizzato nella presentazione e nella distribuzione del cibo, minando in modo ostinato la nostra cultura mediterranea e le usanze degli italiani. L’industria alimentare è considerata come quella del tabacco, un pericolo per la salute pubblica ed è accusata di contribuire all'epidemia di obesità e di malattie croniche nel mondo occidentale e anche in quello in via di sviluppo.
La soluzione: elementare Watson ! Scegliere uno stile di vita il più possibile naturale, con una scelta di cibi appartenenti alla nostra cultura (basta con il salmone, lasciamolo ai popoli del Nord Europa) e integrando l’attività fisica proprio come ci insegnano le molteplici iniziative di promozione alla salute. Uno studio  uscito sul New England Journal of Medicine ha dimostrato che la dieta mediterranea a base di pasta, cereali, di olio di oliva,  legumi, pesce, frutta e verdura protegge dalle malattie cardiovascolari. E lo fa anche quando non riduce il peso corporeo. Quindi un successo, se si pensa che queste malattie costituiscono ancora la principale causa di mortalità nei paesi industrializzati. Ma la considerazione ancora più importante è che la parola dieta non significa solo “comportamento” che deve far perdere peso, ma qualcosa che aiuta a stare in salute. E mangiare alla mediterranea significa rifiutarsi di essere “un mangiante omologato-globalizzato”, e quindi di evitare cibi industriali trasformati.
Quello che mangiamo non è solo il frutto della nostra libera scelta, ma dipende in buona parte da fattori culturali, religiosi, sociali ed ambientali. La varietà e la molteplicità di tali fattori fa sì che le abitudini alimentari umane siano differenti nel tempo e nei luoghi e che le scelte e i gusti alimentari di un popolo possano spesso essere diversissime rispetto a quelli di un altro dissimile per cultura. Nasce così negli anni ’50 il termine “Dieta Mediterranea” coniato dal medico e fisiologo statunitense Ancel Keys professore presso l’Università del Minnesota. Il modello alimentare della Dieta Mediterranea proposto da Keys e dagli altri studiosi non è solo un tipo di alimentazione, ma un vero e proprio stile di vita.
Equilibrata perché non sbilancia verso un unico tipo di alimento, come invece avviene per la carne e i suoi derivati (pensate a quanta bresaola c’è nella dieta Dukan), come invece avviene nella cultura alimentare odierna (e quindi nei grassi) e povera perché era l’alimentazione principale dei contadini e dei pescatori, ma soprattutto perché gli alimenti che la caratterizzano non sono costosi, variano a seconda dei naturali cicli stagionali, la loro preparazione è semplice e sono di facile reperibilità per l’alimentazione quotidiana. La dieta mediterranea è un insieme di conoscenze, di competenze che vanno dal paesaggio alla tavola. Un regime alimentare ricco di fibre, legumi, e cereali integrali, con basso indice glicemico, con un consumo contenuto di carne rossa e insaccati e una preferenza per il pesce (ma non il salmone, che di mediterraneo non ha nulla) azzurro. I condimenti della dieta mediterranea sono le tante erbe aromatiche, appunto, mediterranee, che consentono di ridurre l’utilizzo del sale. E poi un buon olio extravergine di oliva, ricchissimo di antiossidanti. E alla base tanta verdura fresca e frutta rigorosamente di stagione. Da sottolineare che la dieta mediterranea prevede ritmi di vita più slow, la preparazione dei pasti quindi meno stress e maggior felicità. Il cibo è cultura, quando si prepara e si consuma. E’ il frutto della nostra identità ed è un forte strumento per esprimerla e comunicarla.

Si astengano dunque i fanatici delle diete, “gli ingurgitatori” di bresaola alla Dukan, o i calcolatori dei blocchetti della dieta Zona. La dieta mediterranea non è una dieta. O meglio, non è una dieta secondo il significato che oggi si dà alla parola. Del resto, lo studioso Ancel Keys diceva: odio le diete!

Dott.ssa M.L. Bacosi biologa nutrizionista

martedì 3 giugno 2014

Osteoporosi, arriva la diagnosi ambulatoriale con "Achilles InSight"



Osteoporosi

L’osteoporosi non è più considerata solo una conseguenza inevitabile dell’età. La prevenzione e l’aumento di trattamenti efficaci possono aiutare i nostri pazienti ad evitare il trauma di fratture da osteoporosi.
La consapevolezza della patologia osteoporosi non è stata mai alta – negli Stati Uniti si stima che il 77% delle donne a rischio in post-menopausa rimane non diagnosticato.
E’ ora possibile rilevare semplicemente e con alta precisione il rischio di frattura dei propri pazienti direttamente in ambulatorio.

Immagine in tempo reale: aumenta la sicurezza della misura.
Achilles Insight è il primo ultrasonometro osseo in grado di generare un’immagine in tempo reale della sede calcaneare. La tecnologia ad ultrasuoni esistente effettua misurazioni cieche, senza riferimenti anatomici durante l’esame, nonostante le naturali differenze strutturali di calcagni di pazienti diversi. Achilles Insight migliora la confidenza della misura fornendo l’anteprima dell’im- magine* della sede calcaneare misurata, e portando quindi un’evoluzione rilevante nella valutazione ambulatoriale dell’osteoporosi. Achilles Insight può diventare un importante complemento per l’attività medica ed un potente strumento per cure di alta qualità.
Le fratture d’anca hanno un alto tasso di morbilità e mortalità, si prevede che il numero di fratture femorali nei prossimi 25
anni raddoppierà. 


Preservare la salute dei pazienti.
L’ultima tecnologia permette di inserire l’esame di densitometria ossea nella pratica ambulatoriale quotidiana. Numerosi studi clinici dimostrano che l’ultrasonometria al calcagno con Achilles costituisce un’economica ed affidabile alternativa alla DEXA nella valutazione del rischio di frattura.

Achilles Insight permette di offrire ai propri pazienti un esame per l’osteoporosi come parte integrante della valutazione clinica.

Il test è semplice e veloce, fornisce un risultato immediato che aiuta il medico a supportare il paziente ed a prendere decisioni in merito

al trattamento. E’ possibile monitorare la compliance di una terapia nel tempo.

Utilizzabile in ambulatorio o a domicilio.

Achilles Insight occupa circa mezzo metro quadrato di spazio, è inoltre facile

da trasportare in altri ambulatori, in case di cura o in altri luoghi. Il sistema completo pesa meno di 10 Kg e la forma ergonomica ne rende facile il trasporto. In caso di spostamenti, può essere sistemato nel sedile anteriore o nel bagagliaio dell’auto.

Immediata valutazione del rischio.
I risultati sono chiari, concisi e facili da interpretare. Achilles Insight genera un valore di T-score corrispondente ai criteri diagnostici sviluppati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), fornendo una semplice
valutazione dei risultati dell’esame paziente.
Esami completi e sicuri in meno di 1 minuto.
Achilles Insight aumenta la sicurezza dell’esame fornendo un’immagine a ultrasuoni in tempo reale. Invece di una misura "cieca", Achilles Insight genera istantaneamente una chiara immagine* a ultrasuoni del calcagno. Ciò assicura che tutti i pazienti siano posizionati correttamente in modo da ottenere risultati accurati e precisi.
L’esame comincia toccando lo schermo a colori. Istantaneamente viene visualizzata l’immagine 2D fornita dai trasduttori, ciò permette di controllare accuratamente la correttezza della misura. La stampante stampa i risultati integrata nel sistema dell’esame del paziente.
* Solo per uso non diagnostico.

Achilles InSight

Achilles Insight fornisce risultati affidabili – per ogni paziente esaminato, qualsiasi persona istruita sul funzionamento può eseguire il test. Infatti la struttura del dispositivo permette di rimuove le maggiori fonti di possibili variazioni dell’esame. Con un breve addestramento, il personale potrà produrre risultati consistenti di alta qualità.

Immagine per un posizionamento corretto nella misura.
L’affidabilità del test è garantita in primo luogo dall’im- magine a ultrasuoni. Il display lascia all’operatore la facoltà di confermare il posizionamento corretto in base alla dimensione ed all’anatomia del piede del paziente. Non si effettueranno mai misure "cieche". L’immagine in tempo reale dell’osso consente sempre un posizionamento corretto.

Tecnologia SmartDry
La precisione dell’acqua La praticità del secco
L’acqua, ad una temperatura controllata, è il mezzo di riferimento per la propagazione degli ultrasuoni a causa della sua intrinseca consistenza e precisione. Tuttavia, i sistemi ad acqua non hanno la praticità delle misure
a secco che impiegano il gel o l’alcool.
Con la tecnologia a secco non si sacrificano precisione
o convenienza. La tecnologia a secco mantiene il piede asciutto, utilizzando l’acqua contenuta in membrane. Queste ultime si modellano in base alle dimensioni del piede, fornendo un’ampia area per la formazione dell’immagine, grazie ad un mezzo fluido a temperatura controllata.


Con la tecnologia a secco non si sacrificano precisione
o convenienza. La tecnologia a secco mantiene il piede asciutto, utilizzando l’acqua contenuta in membrane. Queste ultime si modellano in base alle dimensioni del piede, fornendo un’ampia area per la formazione dell’immagine, grazie ad un mezzo fluido a temperatura controllata.

La tecnologia a secco del "sistema a ciclo chiuso" non richiede manutenzione ed, utilizzando solo alcool, la pulizia è semplice. 


Perché il calcagno:

percgè è il sito preferito nella valutazione del rischio di frattura.

E’ evidente il valore densitometrico del calcagno, come migliore sito periferico per la valutazione del rischio di frattura:
• facile accesso
• osso metabolicamente attivo
• alto contenuto trabecolare (90% spongioso)
• funzione di supporto, come colonna e femore
• accessibile per rilevazioni veloci. 

Da oggi questa strumento è disponibile presso il nostro poliambulatorio, per info: 366 3384000
tture da osteoporosi sono non diagnosticate 

giovedì 8 maggio 2014

Patologie venose degli arti inferiori

Con l'arrivo della stagione estiva chi soffre di pesantezza e gonfiore alle gambe saprà che il problema si aggrava notevolmente. Vediamo nel dettaglio le varie patologie che possono colpire questo distretto corporeo:
  1. Vene varicose (o varici) sono vene dilatate color carne, viola scuro oppure blu. Spesso somigliano a dei cordoni e si presentano ingrossate e tortuose, si gonfiano e si rilevano sulla superficie della pelle. Le vene varicose sono comunemente localizzate sulla parte posteriore dei polpacci o lungo l’interno cosce. Durante la gravidanza particolari vene varicose, denominate emorroidi, possono formarsi nella vagina o intorno all’ano.
  2. Normalmente chiamate "capillari", le teleangectasie sono simili alle vene varicose, ma sono più piccole. In genere sono rosse o blu e sono più prossime alla superficie della pelle rispetto alle vene varicose. Possono apparire come delle ramificazioni o come delle ragnatele con le loro sottili linee seghettate. Si evidenziano generalmente sulle gambe sulle cosce  e possono coprire una zona anche molto estesa.

Cause

Le vene presentano delle valvole che favoriscono il trasporto del sangue in una sola direzione; nelle gambe queste valvole spingono il sangue verso l’alto e ne impediscono la ridiscesa verso il basso. Se tali valvole si indeboliscono, il sangue può accumularsi nelle vene e nei capillari perchè non più in grado di essere efficacemente spinto verso il cuore: questo problema è denominato insufficienza venosa. L’accumulo di sangue tende a dilatare la vena e a renderla varicosa, anche le teleangectasie possono essere causate dal reflusso del sangue. Cambiamenti ormonali, fattori ereditari e l’esposizione al sole possono inoltre favorire la comparsa di inestetici capillari.
Sono numerosi i fattori che incrementano la probabilità che una persona possa sviluppare questo problema, tra cui:
  • Avanzare dell’età.
  • Avere membri della famiglia con problemi venosi o nati con valvole venose poco elastiche.
  • Cambiamenti ormonali, che si verificano durante la pubertà, gravidanza e menopausa. Anche l’assunzione di pillola anticoncezionale o di terapia ormonale sostitutiva umenta il rischio di comparsa delle vene varicose.
  • L’obesità, una ferita alle gambe, una prolungata stazione eretta ed altri fattori che possono indebolire le valvole delle vene.
  • L’esposizione prolungata al sole.
La forza di gravità, la pressione del peso corporeo ed il compito di trasportare il sangue verso l’alto al cuore dalle periferie del corpo fa sì che le gambe siano la principale zona corporea per la comparsa di vene varicose e di capillari. Rispetto alle altre vene del corpo, quelle delle gambe hanno il più arduo compito di trasportare il sangue di ritorno al cuore. Esse quindi sopportano una notevole pressione, che può essere più forte rispetto alle valvole venose.

Sintomi

I segni ed i sintomi delle vene varicose includono:
  • Grosse vene visibili sulla pelle,
  • Un leggero gonfiore delle caviglie e dei piedi,
  • Gambe doloranti o ‘pesanti’,
  • Dolori o crampi alle gambe,
  • Pruriti alle gambe, specialmente nella parte inferiore e alle caviglie. Tale sintomo è in certi casi erroneamente diagnosticato come sintomo da pelle secca.
  • Pelle scolorita nella zona intorno alle vene varicose.


I segni classici delle telangectasie sono le vene blu e rosse raggruppate come una ragnatela.

Diagnosi

Puoi farti visitare da uno specialista della medicina vascolare o da un chirurgo vascolare,  puoi alternativamente consultare un dermatologo, medico specializzato nelle malattie della pelle.

Esame fisico

Per riscontrare la presenza di varici il medico esamina le tue gambe mentre sei in piedi o seduto con le gambe penzoloni, ti porrà alcune domande relativamente ai segni e ai sintomi che si sono manifestati, incluso ogni tipo di dolore di cui hai sofferto.

Test diagnostici e procedure

  • Doppler ad ultrasuoni: Il tuo medico ti può raccomandare un eco-doppler per controllare il flusso di sangue nelle vene e per verificare la presenza di eventuali coauguli di sangue. Un’ecografia Doppler si avvale delle onde sonore per fornire le immagini dei flussi interni del corpo. Durante questo test un dispositivo palmare verrà posizionato sul tuo corpo e mosso avanti e indietro sulla zona colpita. Un computer convertirà le onde sonore in un’immagine che riproduce il flusso sanguigno di arterie e vene.
  • Angiogramma: Benchè meno comune, il tuo dottore può prescrivere un’ angiogramma per ottenere una visione più dettagliata del flusso di sangue nei vasi sanguigni. Per questa procedura, viene iniettato un colorante nelle vene, che consente di delinearle sulle immagini radiografiche. Un’ angiogramma può aiutare il tuo medico a confermare la presenza di vene varicose o di altri problemi.

Pericoli

In genere i capillari non richiedono un trattamento medico, solitamente invece le vene varicose tendono a peggiorare e a dilatarsi ulteriormente, fino a provocare problemi al cuore nei casi più gravi:
  1. Grave insufficienza venosa. L’accumulo di sangue nelle vene rallenta il ritorno del sangue al cuore e ciò può provocare coaguli di sangue e pericolose infezioni. I coaguli possono essere estremamente pericolosi perché possono spostarsi dalle vene delle gambe e viaggiare sino ai polmoni, dove costituiscono una grave minaccia alla vita in quanto possono essere di ostacolo al regolare funzionamento di cuore e polmoni.
  2. Infezioni e ulcere della pelle possono presentarsi sul tessuto cutaneo nell’area di comparsa delle vene varicose.
  3. Continue irritazioni, gonfiore e pericolosi eritemi sulle gambe.
A volte le vene varicose possono essere causa di dermatiti, ossia infiammazioni cutanee. In caso di comparsa di vene varicose sulle gambe la dermatite può riguardare la parte inferiore delle stesse o le caviglie; può causare emorragie o ulcere della pelle nel caso in cui essa graffiata o irritata.
Le varici possono anche determinare un disturbo chiamato tromboflebite superficiale, che consiste in un coaugulo di sangue in una vena. Se la tromboflebite è superficiale significa che il coaugulo di sangue si forma in una vena prossima alla superficie cutanea. Questo tipo di coaugulazione del sangue può causare dolori o altri problemi nella zona interessata.

Cura e terapia

Parla con il tuo medico per valutare quali siano le migliori opzioni di trattamento per le tue condizioni fisiche ed il tuo stile di vita, perchè non tutti i casi di vene varicose sono uguali.

Scleroterapia

Questo è il trattamento più comune sia per le vene varicose che per i capillari. Il dottore inietta una soluzione endovenosa che porta le vene a gonfiarsi, a farsi forza a vicenda e ad occludersi. Ciò arresta il flusso del sangue e la vena si trasforma in tessuto cicatriziale. In poche settimane la vena dovrebbe svanire. Può essere necessario che lo stesso vaso sanguigno venga trattato più di una volta.
Questo trattamento è molto efficace se fatto nel modo giusto: la maggior parte dei pazienti può sperare in una percentuale di miglioramento dal 50% al 90%. La scleroterapia non richiede l’anestesia e può essere fatta presso l’ambulatorio del medico.
Possibili effetti collaterali includono:
  • Bruciore temporaneo o crampi dolorosi nella zona in cui l’iniezione è stata fatta;
  • Temporanee chiazze rosse in rilievo sulla pelle dov’è stata fatta l’iniezione;
  • Piccole ferite temporanee della pelle dov’è stata fatta l’iniezione;
  • Lividi temporanei dov’è stata fatta l’iniezione;
  • Macchie intorno alla vena trattata che generalmente spariscono;
  • Linee marroni intorno alla linea trattata che generalmente spariscono;
  • Gruppi di sottili vasi sanguigni rossi intorno alla vena trattata che di solito spariscono;
  • La vena trattata può anche infiammarsi o sviluppare grumi di sangue rappreso, ma ciò non è pericoloso. Si può alleviare l’infiammazione applicando calore e assumendo aspirina ed antibiotici dietro prescrizione medica. I grumi di sangue coagulato possono essere così drenati.

Chirurgia laser e capillari

Le nuove tecnologie applicate ai trattamenti laser consentono di trattare efficacemente i capillari nelle gambe. La chirurgia laser trasmette lampi di luce molto forti sulla vena, questo si traduce in un progressivo indebolimento del vaso sanguigno che ne decreta la scomparsa. I laser sono molto diretti e precisi, se controllato da un medico esperto verrà danneggiata soltanto l’area che è stata trattata. La maggior parte dei tipi di pelle e delle carnagioni può essere trattata in modo sicuro con questo approccio.
La chirurgia laser è più invitante per alcuni pazienti perché non fa uso di aghi e di incisioni eppure, quando il laser colpisce la pelle, il paziente avverte una sensazione di calore che può essere anche molto dolorosa; il raffreddamento aiuta al contrario a placare il dolore.
I trattamenti laser richiedono un tempo della durata variabile dai 15 ai 20 minuti e, in base alla gravità delle vene, generalmente sono necessari dai 2 ai 5 trattamenti per eliminare i capillari nelle gambe. I pazienti possono ritornare alla normale attività subito dopo il trattamento, così come accade con la scleroterapia. Per i vasi più grossi di 3 mm, la terapia laser non è invece la scelta ideale.
Tra i possibili effetti collaterali della chirurgia laser rientrano:
  • rossore o gonfiore della pelle subito dopo il trattamento, che tende a scomparire entro pochi giorni;
  • pelle scolorita che scompare entro uno o due mesi;
  • raramente possono derivare ustioni e cicatrici da una chirurgia laser non correttamente eseguita.

Le tecniche endovenose (radiofrequenza e laser)

Questi metodi, usati per trattare le vene varicose delle gambe che si trovano ad una maggiore profondità (le safene), hanno costituito un enorme passo avanti dal punto di vista medico: hanno sostituito la chirurgia per la stragrande maggioranza dei pazienti che presentano gravi problemi alle vene varicose. Questa tecnica non è molto invasiva e può essere fatta anche ambulatorialmente.
Il medico inserisce nella vena un tubo molto piccolo denominato catetere, una volta dentro questo emette una radiofrequenza o energia laser che restringe e chiude la parete venosa, mentre le vene sane che si trovano intorno a quella trattata ripristinano il normale flusso del sangue. Quando ciò accade i sintomi da vene varicose migliorano.
Anche le vene sulla superficie della pelle, che sono collegate alla vena varicosa trattata, solitamente tendono a ridursi dopo il trattamento. Quando necessario tali vene possono essere trattate con la scleroterapia o con altre tecniche.
Un possibile effetto indesiderato è la comparsa di piccoli lividi.

Chirurgia

La chirurgia è usata soprattutto per trattare le vene varicose estremamente ingrossate. I tipi di intervento chirurgico per le vene varicose includono:
  • Legatura chirurgica e Stripping: Con questo trattamento le vene che presentano problemi vengono occluse e completamente rimosse dalla gamba. La rimozione delle vene non pregiudica la circolazione sanguigna nelle gambe, perchè sono le vene più profonde a trasportare i maggiori volumi di sangue. La maggior parte delle varici rimosse chirurgicamente sono vene superficiali e raccolgono soltanto il sangue dalla pelle. Quest’intervento richiede l’anestesia locale o generale e deve essere svolto in una sala operatoria su base ambulatoriale.Tra i possibili effetti collaterali:
    • è raro che vengano riscontrati gravi effetti collaterali o altri problemi.
    • Con l’anestesia generale c’è il rischio di problemi cardiaci e respiratori.
    • Il sanguinamento e la congestione del sangue possono essere un problema. Solitamente però il sangue raccolto si riassesta da solo e non richiede alcun ulteriore trattamento.
    • Infezione da ferita, infiammazione, gonfiore e arrossamento.
    • Cicatrici permanenti.
    • Danni del tessunto nervoso intorno alla vena trattata. E’ difficile evitare di danneggiare piccoli rami del nervo quando le vene vengono rimosse. Questo danno può causare intorpidimento, bruciore, o un cambiamento di sensibiltà intorno alla cicatrice chirurgica.
    • La formazione di un consistente coagulo del sangue venoso. Questi coaguli possono viaggiare sino ai polmoni e al cuore. Le iniezioni di eparina, un farmaco che riduce la coagulazione del sangue, diminuisce la probabilità che si formino questi coaguli di sangue. L’eparina però può anche aumentare la regolare quantità di sanguinamento ed i lividi dopo l’intervento.
    • Un dolore significativo nella gamba con tempo di recupero variabile da una a quattro settimane a seconda dell’entità della chirurgia, è tipico dopo l’intervento chirurgico.
  • Flebectomia Ambulatoriale:  Con questo intervento una speciale fonte di luce indica la posizione della vena: vengono realizzati dei piccoli tagli nella pelle e attraverso dei ganci chirurgici viene estrapolata la vena della gamba. Tale intervento richiede l’anestesia locale o regionale e la vena di solito viene rimossa con un solo trattamento. Tramite questo trattamento possono essere rimosse vene varicose molto grandi, lasciando soltanto delle cicatrici molto piccole. I pazienti possono riprendere la normale attività anche il giorno dopo il trattamento. Possibili effetti collaterali:
    • Comparsa di piccoli lividi.
    • Temporaneo intorpidimento
  • Chirurgia vascolare endoscopica: Con questo intervento viene utilizzata una piccola videocamera per poter guardare all’interno delle vene, successivamente le vene varicose vengono rimosse attraverso dei piccoli tagli. Coloro che si sottopongono a questo tipo di chirurgia devono subire un qualche tipo di anestesia, per esempio l’anestesia epidurale, spinale o generale. I pazienti possono riprendere la regolare attività nel giro di poche settimane.
Gli attuali trattamenti per le vene varicose e per i capillari presentano percentuali di successo molto elevate rispetto ai tradizionali trattamenti chirurgici: per un certo numero di anni tuttavia non è possibile escludere che possano svilupparsi ulteriori vene anomale. Ciò dipende dal fatto che non esiste una cura specifica per le valvole venose deboli,  quindi con il passare del tempo la pressione si accumula gradualmente nelle vene delle gambe. Possono essere utilizzati gli ultrasuoni per tener traccia di quanto siano gravi le perdite causate dalle valvole malfunzionanti (insufficienza venosa). Il trattamento in corso può contribuire a tenere sotto controllo questo problema.
La cosa più importante che una persona possa fare per rallentare lo sviluppo di nuove vene varicose consiste nell’indossare calze elastiche a compressione graduata, per quanto possibile durante la giornata.

Prevenzione

Non è possibile mettere in atto una prevenzione sicura e completa,  ma alcune attenzioni possono ridurre la probabilità di comparsa di tali problemi od almeno contribuire ad alleviarne i disagi:
  • utilizza creme solari per proteggere la pelle dal sole e per limitare la comparsa dei capillari sul viso;
  • fai regolare attività fisica per migliorare la forza delle gambe, la circolazione e l’elasticità delle vene, focalizzandoti su esercizi che facciano lavorare le gambe, come camminare o correre;
  • controlla il tuo peso corporeo per evitare di aumentare la pressione sulle gambe;
  • non incrociare le gambe quando sei seduto;
  • cerca di elevare le gambe durante il riposo per quanto possibile;
  • non stare nella stessa posizione, in piedi o seduto, per troppo tempo, sposta il peso da una gamba all’altra ogni pochi minuti. Se devi stare seduto per troppo tempo, cerca di alzarti, muoverti e fare una breve passeggiata ogni 30 minuti;
  • indossa calze elastiche ed evita indumenti stretti che possano comprimere la vita, l’inguine o le gambe;
  • segui una dieta iposalina (cioè usa poco sale da cucina), ma ricca di alimenti ad elevato contenuto di fibre (frutta e verdura, cereali integrali). L’assunzione di fibre riduce la possibilità di stitichezza che può contribuire alla formazione delle vene varicose. Gli alimenti ad alto contenuto di fibra sono frutta fresca, verdura e cereali integrati, come la crusca. Mangiare troppo sale può far si che tu trattenga l’acqua e ti gonfi.
Per info:
Prof. Carlo Bisacci - chirurgo vascolare - 3933306131
Dott.ssa Serena Mazzieri - dermatologa - 3476381006

martedì 7 gennaio 2014

Aspetti psicologici del film di animazione della Walt Disney “Frozen: il regno di ghiaccio”

Aspetti psicologici del film di animazione della Walt Disney
“Frozen: il regno di ghiaccio”

Il film d’animazione “Frozen: il regno di ghiaccio”, è una favola liberamente ispirata a ‘La regina delle nevi‘ di Andersen. La storia di Elsa e Anna sono le principesse-bambine del regno di Arendelle – bionda platino la prima, rosso fuoco la seconda. Esse sono ancora attratte dai giochi segreti nelle stanze del loro castello più che dal futuro regale che le attende. Una notte Elsa, che può misteriosamente generare neve e ghiaccio con un semplice gesto delle mani, mette in pericolo la vita di Anna. Terrorizzata dal proprio potere, si rinchiude nelle stanze del palazzo fino ai 18 anni, giorno della sua incoronazione. Durante la cerimonia perde il controllo del suo potere e congela letteralmente il suo regno. Tacciata di stregoneria ma soprattutto per la paura di nuocere a sé e agli altri, Elsa decide di scappare lasciando dietro di sé un regno di ghiaccio e neve. É la sorella Anna ad imbarcarsi in un’avventura per cercarla e riportare la primavera in tutto il regno.
Ho deciso di parlare di questo cartone animato in quanto ritengo che porti a compimento un processo di mutazione sociale e culturale del più classico prodotto disneyano. Se non ci si ferma alla facciata di canzoni e battute, si scopre un cuore che gioca con gli stereotipi narrativi, per favorire un percorso di maturazione parallelo dei personaggi e degli spettatori. Il film di animazione propone per la prima volta due protagoniste dai caratteri molto sfaccettati e lontani dall’immaginario della tipica principessa. Se già anche in altre principesse (Mulan, Tiana, Rapunzel e Merida) si ravvisava il  processo di emancipazione femminile, Elsa ed Anna rappresentano pienamente la forza e la volitività di donne che sono indipendenti e che possono farcela da sole. La trama portante, inoltre,  non è questa volta una storia d’amore ma l’affetto e la solidarietà fra due sorelle molto diverse tra loro anche se entrambe  indipendenti e problematiche.
Elsa ha passato la vita a nascondersi e a reprimere la sua vera natura ed il suo dono. Questo l’ha fatta crescere isolata e chiusa, ma alla prima apparizione pubblica il muro che si era creata attorno è caduto, mostrandola in tutta la sua vulnerabilità. Quando si allontana dal castello e si nasconde sulla Montagna del nord si assiste a un incredibile cambiamento sia fisico che psicologico. In quel contesto la ragazza si sente libera di esprimere il suo dono, di abbandonare i sensi di colpa e di sbocciare in tutta la sua bellezza. Questo cambiamento è fondamentale e, grazie ad Anna, Elsa si accetta e viene accettata. Come lei, anche Anna ha luci e ombre nella sua personalità. Tanto quanto la sorella è chiusa e silenziosa, tanto Anna è goffa, chiacchierona ed espansiva. Come  le altre principesse anche lei è ottimista per natura e in attesa del suo vero amore. Ma anche in questo caso, man mano che la storia procede, Anna prende una diversa consapevolezza e determinazione. La ragazza, attraverso la sua storia con il principe Hans scopre che non  è bene fidarsi subito delle persone perché queste possono cambiare o non comportarsi in modo autentico.  Anna riconosce inoltre  che la coincidenza perfetta di gusti e desideri, da sempre considerata il metro di valutazione del fidanzato ideale, in realtà non è garanzia di nulla: né di amore eterno, né di un futuro comune. Il  partner ideale in questo cartone smette i panni del principe aitante e di successo, per manifestarsi sotto sembianze di normalità, timidezza, riservatezza. Cadono quindi gli stereotipi del bacio e  del principe azzurro a favore di un “vero amore” che non è quello classico tra uomo e donna (meglio se giovani, belli e di sangue blu), ma è l’amore fraterno tra due sorelle che possono affrontare da sole le avversità della vita.
Credo inoltre che l’intero film possa anche essere letto come un percorso di crescita interiore, che parte dall'infanzia per sfociare nell'età adulta, alla ricerca della propria identità. Se l’infanzia e le giovinezza sembrano scorrere al castello in modo tranquillo è poi l'ingresso nella vita adulta, fatta di responsabilità e obblighi, a far crollare l'illusione, la sicurezza momentanea. Come sempre avviene, il cambiamento spaventa e a volte fa fare delle scelte in apparenza sbagliate. Ad Elsa è sempre stato insegnato a nascondere una parte di sé che poteva arrecare danno ma, è proprio là, sola sulla montagna, che inizia a rendersi conto che il problema parte da dentro, che è solo lei la fautrice del suo destino e che negare a tutti (a se stessa in primis) il suo potere non è la soluzione. È l'accettazione di sé il primo vero passo verso la "nuova primavera", che getta le basi per sentirsi in armonia con sé stessi e con gli altri. Acquisire una maggiore consapevolezza di sé è certamente un percorso ricco di insicurezze e di ostacoli che possono far insorgere  paura e aggressività. Solo amando ogni aspetto che compone la propria identità, anche quelle parti che spaventano o che si preferisce nascondere, si può entrare nel mondo "dei grandi" e governare il proprio regno fruttuosamente, facendo scelte basate sulla giustizia (punizione del principe e interruzione dei commerci con il paese non leale). Poiché , comunque, l’essere soli non è mai un traguardo,  è la testardaggine e l’amore di una sorella a riportarla agli oneri e agli onori della realtà e non la coercitiva passione per un principe casuale a cui affidare destino e felicità.
In questo cartone anche la sorella minore, come la maggiore, impara a crescere assumendosi le proprie responsabilità sia nell’aiutare il suo regno sia nel ricostruire il rapporto con la sorella. Crescere significa inoltre diffidare dell’abituale colpo di fulmine e a costruire il futuro sull’esperienza e su una concreta indipendenza affettiva. La giovane principessa, inoltre, nel film, capisce l’importanza di perdonare e di riannodare rapporti spezzati ma non perduti.
In conclusione credo che “Frozen” sia una fiaba intensa e positiva, che parla dell’ Amore non come pura espressione di un sentimento ma come conoscenza delle proprie caratteristiche positive per il bene proprio ed altrui. Tramite il pupazzo di neve Olaf si capisce inoltre che amare significa mettere davanti ai propri interessi il bene dell’altro.