sabato 28 giugno 2014

LA DIETA MEDITERRANEA BATTE TUTTE LE DIETE: UN MODELLO DI VITA PRIMA CHE DI LINEA

Ma diciamocelo apertamente che non ne possiamo più di sentire parlare di diete. Dopo duemila anni di diete a partire già da  Ippocrate che pensava al cibo come una sorta di medicina, siamo arrivati alle iperproteiche che demonizzano i carboidrati. Ero poco più che dodicenne quando le mie cugine più grandi consultavano come fosse un oracolo il libro del dottor Herman Tarnower, medico statunitense, che costruì il regime dietetico Scarsdale. Poi arrivarono la dieta del dottor Atkins, la Zona del dottor Sears, fino a quella più recente del dottor Dukan e in mezzo a loro, tanti altri nomi meno famosi, cioè quelle del “senza il marchio registrato”. Tutte diete iperproteiche, più o meno simili tra loro, alcune delle quali puntano sulla libertà di abbuffarsi di un solo tipo di alimento, ma che tutte non trasmettono alcuna coscienza alimentare e che sono lontanissime dalla nostra alimentazione tradizionale mediterranea. In più ci si mette la globalizzazione che si riferisce ad un nuovo modo di vivere l’economia alimentare e che diffonde un modello standardizzato nella presentazione e nella distribuzione del cibo, minando in modo ostinato la nostra cultura mediterranea e le usanze degli italiani. L’industria alimentare è considerata come quella del tabacco, un pericolo per la salute pubblica ed è accusata di contribuire all'epidemia di obesità e di malattie croniche nel mondo occidentale e anche in quello in via di sviluppo.
La soluzione: elementare Watson ! Scegliere uno stile di vita il più possibile naturale, con una scelta di cibi appartenenti alla nostra cultura (basta con il salmone, lasciamolo ai popoli del Nord Europa) e integrando l’attività fisica proprio come ci insegnano le molteplici iniziative di promozione alla salute. Uno studio  uscito sul New England Journal of Medicine ha dimostrato che la dieta mediterranea a base di pasta, cereali, di olio di oliva,  legumi, pesce, frutta e verdura protegge dalle malattie cardiovascolari. E lo fa anche quando non riduce il peso corporeo. Quindi un successo, se si pensa che queste malattie costituiscono ancora la principale causa di mortalità nei paesi industrializzati. Ma la considerazione ancora più importante è che la parola dieta non significa solo “comportamento” che deve far perdere peso, ma qualcosa che aiuta a stare in salute. E mangiare alla mediterranea significa rifiutarsi di essere “un mangiante omologato-globalizzato”, e quindi di evitare cibi industriali trasformati.
Quello che mangiamo non è solo il frutto della nostra libera scelta, ma dipende in buona parte da fattori culturali, religiosi, sociali ed ambientali. La varietà e la molteplicità di tali fattori fa sì che le abitudini alimentari umane siano differenti nel tempo e nei luoghi e che le scelte e i gusti alimentari di un popolo possano spesso essere diversissime rispetto a quelli di un altro dissimile per cultura. Nasce così negli anni ’50 il termine “Dieta Mediterranea” coniato dal medico e fisiologo statunitense Ancel Keys professore presso l’Università del Minnesota. Il modello alimentare della Dieta Mediterranea proposto da Keys e dagli altri studiosi non è solo un tipo di alimentazione, ma un vero e proprio stile di vita.
Equilibrata perché non sbilancia verso un unico tipo di alimento, come invece avviene per la carne e i suoi derivati (pensate a quanta bresaola c’è nella dieta Dukan), come invece avviene nella cultura alimentare odierna (e quindi nei grassi) e povera perché era l’alimentazione principale dei contadini e dei pescatori, ma soprattutto perché gli alimenti che la caratterizzano non sono costosi, variano a seconda dei naturali cicli stagionali, la loro preparazione è semplice e sono di facile reperibilità per l’alimentazione quotidiana. La dieta mediterranea è un insieme di conoscenze, di competenze che vanno dal paesaggio alla tavola. Un regime alimentare ricco di fibre, legumi, e cereali integrali, con basso indice glicemico, con un consumo contenuto di carne rossa e insaccati e una preferenza per il pesce (ma non il salmone, che di mediterraneo non ha nulla) azzurro. I condimenti della dieta mediterranea sono le tante erbe aromatiche, appunto, mediterranee, che consentono di ridurre l’utilizzo del sale. E poi un buon olio extravergine di oliva, ricchissimo di antiossidanti. E alla base tanta verdura fresca e frutta rigorosamente di stagione. Da sottolineare che la dieta mediterranea prevede ritmi di vita più slow, la preparazione dei pasti quindi meno stress e maggior felicità. Il cibo è cultura, quando si prepara e si consuma. E’ il frutto della nostra identità ed è un forte strumento per esprimerla e comunicarla.

Si astengano dunque i fanatici delle diete, “gli ingurgitatori” di bresaola alla Dukan, o i calcolatori dei blocchetti della dieta Zona. La dieta mediterranea non è una dieta. O meglio, non è una dieta secondo il significato che oggi si dà alla parola. Del resto, lo studioso Ancel Keys diceva: odio le diete!

Dott.ssa M.L. Bacosi biologa nutrizionista