martedì 7 gennaio 2014

Aspetti psicologici del film di animazione della Walt Disney “Frozen: il regno di ghiaccio”

Aspetti psicologici del film di animazione della Walt Disney
“Frozen: il regno di ghiaccio”

Il film d’animazione “Frozen: il regno di ghiaccio”, è una favola liberamente ispirata a ‘La regina delle nevi‘ di Andersen. La storia di Elsa e Anna sono le principesse-bambine del regno di Arendelle – bionda platino la prima, rosso fuoco la seconda. Esse sono ancora attratte dai giochi segreti nelle stanze del loro castello più che dal futuro regale che le attende. Una notte Elsa, che può misteriosamente generare neve e ghiaccio con un semplice gesto delle mani, mette in pericolo la vita di Anna. Terrorizzata dal proprio potere, si rinchiude nelle stanze del palazzo fino ai 18 anni, giorno della sua incoronazione. Durante la cerimonia perde il controllo del suo potere e congela letteralmente il suo regno. Tacciata di stregoneria ma soprattutto per la paura di nuocere a sé e agli altri, Elsa decide di scappare lasciando dietro di sé un regno di ghiaccio e neve. É la sorella Anna ad imbarcarsi in un’avventura per cercarla e riportare la primavera in tutto il regno.
Ho deciso di parlare di questo cartone animato in quanto ritengo che porti a compimento un processo di mutazione sociale e culturale del più classico prodotto disneyano. Se non ci si ferma alla facciata di canzoni e battute, si scopre un cuore che gioca con gli stereotipi narrativi, per favorire un percorso di maturazione parallelo dei personaggi e degli spettatori. Il film di animazione propone per la prima volta due protagoniste dai caratteri molto sfaccettati e lontani dall’immaginario della tipica principessa. Se già anche in altre principesse (Mulan, Tiana, Rapunzel e Merida) si ravvisava il  processo di emancipazione femminile, Elsa ed Anna rappresentano pienamente la forza e la volitività di donne che sono indipendenti e che possono farcela da sole. La trama portante, inoltre,  non è questa volta una storia d’amore ma l’affetto e la solidarietà fra due sorelle molto diverse tra loro anche se entrambe  indipendenti e problematiche.
Elsa ha passato la vita a nascondersi e a reprimere la sua vera natura ed il suo dono. Questo l’ha fatta crescere isolata e chiusa, ma alla prima apparizione pubblica il muro che si era creata attorno è caduto, mostrandola in tutta la sua vulnerabilità. Quando si allontana dal castello e si nasconde sulla Montagna del nord si assiste a un incredibile cambiamento sia fisico che psicologico. In quel contesto la ragazza si sente libera di esprimere il suo dono, di abbandonare i sensi di colpa e di sbocciare in tutta la sua bellezza. Questo cambiamento è fondamentale e, grazie ad Anna, Elsa si accetta e viene accettata. Come lei, anche Anna ha luci e ombre nella sua personalità. Tanto quanto la sorella è chiusa e silenziosa, tanto Anna è goffa, chiacchierona ed espansiva. Come  le altre principesse anche lei è ottimista per natura e in attesa del suo vero amore. Ma anche in questo caso, man mano che la storia procede, Anna prende una diversa consapevolezza e determinazione. La ragazza, attraverso la sua storia con il principe Hans scopre che non  è bene fidarsi subito delle persone perché queste possono cambiare o non comportarsi in modo autentico.  Anna riconosce inoltre  che la coincidenza perfetta di gusti e desideri, da sempre considerata il metro di valutazione del fidanzato ideale, in realtà non è garanzia di nulla: né di amore eterno, né di un futuro comune. Il  partner ideale in questo cartone smette i panni del principe aitante e di successo, per manifestarsi sotto sembianze di normalità, timidezza, riservatezza. Cadono quindi gli stereotipi del bacio e  del principe azzurro a favore di un “vero amore” che non è quello classico tra uomo e donna (meglio se giovani, belli e di sangue blu), ma è l’amore fraterno tra due sorelle che possono affrontare da sole le avversità della vita.
Credo inoltre che l’intero film possa anche essere letto come un percorso di crescita interiore, che parte dall'infanzia per sfociare nell'età adulta, alla ricerca della propria identità. Se l’infanzia e le giovinezza sembrano scorrere al castello in modo tranquillo è poi l'ingresso nella vita adulta, fatta di responsabilità e obblighi, a far crollare l'illusione, la sicurezza momentanea. Come sempre avviene, il cambiamento spaventa e a volte fa fare delle scelte in apparenza sbagliate. Ad Elsa è sempre stato insegnato a nascondere una parte di sé che poteva arrecare danno ma, è proprio là, sola sulla montagna, che inizia a rendersi conto che il problema parte da dentro, che è solo lei la fautrice del suo destino e che negare a tutti (a se stessa in primis) il suo potere non è la soluzione. È l'accettazione di sé il primo vero passo verso la "nuova primavera", che getta le basi per sentirsi in armonia con sé stessi e con gli altri. Acquisire una maggiore consapevolezza di sé è certamente un percorso ricco di insicurezze e di ostacoli che possono far insorgere  paura e aggressività. Solo amando ogni aspetto che compone la propria identità, anche quelle parti che spaventano o che si preferisce nascondere, si può entrare nel mondo "dei grandi" e governare il proprio regno fruttuosamente, facendo scelte basate sulla giustizia (punizione del principe e interruzione dei commerci con il paese non leale). Poiché , comunque, l’essere soli non è mai un traguardo,  è la testardaggine e l’amore di una sorella a riportarla agli oneri e agli onori della realtà e non la coercitiva passione per un principe casuale a cui affidare destino e felicità.
In questo cartone anche la sorella minore, come la maggiore, impara a crescere assumendosi le proprie responsabilità sia nell’aiutare il suo regno sia nel ricostruire il rapporto con la sorella. Crescere significa inoltre diffidare dell’abituale colpo di fulmine e a costruire il futuro sull’esperienza e su una concreta indipendenza affettiva. La giovane principessa, inoltre, nel film, capisce l’importanza di perdonare e di riannodare rapporti spezzati ma non perduti.
In conclusione credo che “Frozen” sia una fiaba intensa e positiva, che parla dell’ Amore non come pura espressione di un sentimento ma come conoscenza delle proprie caratteristiche positive per il bene proprio ed altrui. Tramite il pupazzo di neve Olaf si capisce inoltre che amare significa mettere davanti ai propri interessi il bene dell’altro.